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Milan, non solo Ibra

L'istrione svedese ruba la scena, ma sono tante le note positive in casa rossonera.

Questo Milan piace. Piace come quelle donne che magari non ti fanno voltare per strada: non ha lunghi capelli e curve sinuose, non porta tacchi alti o rossetti provocanti. Ha però quel qualcosa che affascina, che incuriosisce, che attrae inspiegabilmente. Zlatan Ibrahimovic è un campione mai domo, ma questo era evidente ancor prima che il suo piedone numero 47 toccasse l’asfalto milanese lo scorso gennaio. Calcia un rigore alle stelle, prende una traversa, propizia il goal annullato e poi, come se non bastasse, ha la forza di staccare un’ultima volta per depositare la palla alle spalle di un Marco Silvestri davvero in serata di grazia. Ibra è questo, pacchetto completo, prendere o lasciare.

Troppo spesso però ci dimentichiamo del percorso che alcuni giocatori rossoneri stanno compiendo da diversi mesi a questa parte. Davide Calabria per esempio. Vituperato ed etichettato come un terzino “non da Milan”, oggi ha risposto alla prima convocazione in nazionale. Sempre concentrato dall’inizio del campionato, sempre utilizzato da Stefano Pioli. Mattia Zaccagni è un brutto cliente, l’autogoal avrebbe affossato chiunque, invece il ragazzo ha reagito di nervi, di testa e di muscoli, regalandosi un secondo tempo gagliardo e dimostrando che la sua è una crescita costante.

Franck Kessie e Ismael Bennacer formano, oggi, uno dei centrocampo meglio assortiti della serie A. Forza fisica, tenacia e importanza in zona goal per il primo, atletismo, rapidità e qualità per il secondo. Lavorano in blocco, come fossero un solo giocatore. Il Verona è squadra aggressiva e Ivan Juric ama arrivare primo su ogni pallone. I due rossoneri non si sono mai scomposti più di tanto, hanno retto bene l’urto del doppio svantaggio e hanno ordinato un arrembaggio composto e mai disordinato.

Rafael Leao strappa, quando parte è imprendibile. Forse è il giocatore che sorprende più di ogni altro per la sua crescita repentina. Ibra gli punta addosso gli occhi, non lo molla un secondo e non gli lascia tregua. L’allenatore emiliano lo coccola, “dai Rafa” gli urla costantemente, quasi fosse un mantra durante il match. Bastone e carota per il giovane attaccante portoghese. La ricetta sembra funzionare. I numeri di questo inizio di stagione parlano per lui. Ha tutto per essere un top player. Un poco incostante nell’arco della partita? Calma e sangue freddo, a ventuno anni glielo si può pure perdonare.

Finalmente Hakan Calhanoglu! Ne avevamo perse le tracce di quel suo talento tanto decantato in Germania. In questi anni di Milan lo hanno relegato a compiti difensivi schierandolo da mezz’ala in più di un’occasione. Lui deve stare là davanti, vuole parlare la stessa lingua degli attaccanti.  Anche quando non appare in giornata stupisce in chiave tattica..

Ante Rebic è tornato. Lo ha fatto alla sua maniera, a testa bassa e ginocchia alte in falcata. La sua fisicità è mancata come il pane e la sua presenza in area di rigore è una vera minaccia per le difese avversarie. Aggiungiamoci un pizzico di Theo Hernandez e un padrone assoluto della difesa come Simon Kjaer scartato forse troppo prematuramente da Gian Piero Gasperini e l’amalgama comincia a funzionare.

“Donne…oltre le gambe c’è di più” cantavano in coppia Sabrina Salerno e Jo Squillo. “Milan…oltre IBRA c’è qualcosa in più” ci verrebbe da dire. Certo… non è la stessa cosa.

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