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La juve piange la scomparsa di Anastasi

L'ex attaccante bianconero aveva 71 anni. Giocò anche nell'lnter per due stagioni

Il mondo del calcio è stato colpito da una triste notizia nella serata di ieri, la morte di Pietro Anastasi.
Anastasi, 71 anni, originario di Catania e figlio di una famiglia di operai ha iniziato la sua carriera nella Massiminiana dove fu notato dal direttore sportivo del Varese Alfredo Casati.
Il dirigente, nella città etnea per assistere al match della sua squadra, rinunciò a partire subito dopo la partita per lasciare il posto in aereo ad una donna incinta.
Tornato nell’albergo, su consiglio di un barista, andò allo stadio per vedere Massiminiana-Paternò e si innamorò di quel ragazzo che gli era stato consigliato di seguire.
Anastasi giocò per due anni nel Varese prima di approdare alla Juventus nel 1968, la squadra di cui era tifoso fin da piccolo e che era nel suo destino.
Gianni Agnelli riuscì a sbaragliare la concorrenza dell’Inter offrendo 660 milioni e una fornitura di compressori di frigoriferi per la Ignis, l’azienda del patron del Varese Borghi.
L’attaccante conquistò immediamente il cuore del popolo juventino, composto da molti meridionali che lo vedevano come uno di loro, un ragazzo del sud che era emigrato al Nord per lavoro.
“Pietro Anastasi finì per essere il simbolo vivente di un’intera classe sociale: quella di chi lasciava a malincuore il Meridione per andare a guadagnarsi da vivere nelle fabbriche del Nord”, come giustamente raccontato, nel 2008, da Alessandro Baricco.
Giocatore generoso si era autodefinito “un uomo d’area che sapeva anche manovrare”.
Rimase alla Juve per otto stagioni, vincendo tre scudetti, prima di approdare all’Inter e concludere la sua carriera con le maglie dell’Ascoli e del Lugano.
Vanta inoltre 25 presenze in nazionale, impreziosite da 8 gol e dal titolo Europeo conquistato nel 1968.
“Pietruzzo”, come era soprannominato, disputò solo un campionato del mondo (1974) e la motivazione della sua assenza, nel 1970, è alquanto curiosa.
Il racconto, riportato oggi anche dal Corriere della Sera, è proprio dello stesso atleta siciliano: “La sera prima di partire per il Messico, io e tutta la spedizione azzurra siamo in albergo a Roma. C’è il massaggiatore Spialtini seduto sul divano. Io mi metto dietro e lo prendo in giro. Gli tiro i capelli, lo pizzico, cose così. Lui fa: “Pietro basta, mi hai rotto”. Si gira e mi dà uno schiaffo col dorso della mano proprio lì. Lì per lì mi fa male, ma niente di che: salgo in camera per dormire, ma all’una mi sveglio perché mi fa un male cane: mi si era gonfiato il testicolo. Mi dicono: questa è una cosa seria. Entra un dottore: bisogna operare”. Addio Mondiali.
Dopo la carriera come calciatore è diventato opinionista distinguendosi per competenza, garbo ed educazione.
La SLA, malattia che ha colpito molti calciatori, gli è stata fatale.
Un morbo terribile che conduce alla paralisi dei muscoli volontari fino a coinvolgere quelli respiratori, uccidendo piano piano non facendo mai perdere la lucidità alle persone colpite.
Ieri sera Anastasi si è arreso, dopo aver lottato fino alla fine.
Il motto della squadra che ha amato fin da bambino, quella Juve che domani lo ricorderà con un minuto di silenzio prima della partita interna con il Parma.

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