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DIAVOLO DI UNA FAVOLA

Hauge - Il talento Norvegese non smette di stupire.

“Detvar en gang…” esordivano così, forse, le favole che Jan-Ingvald Hauge raccontava inginocchiato al letto del suo primogenito Jens-Petter rimboccandogli le coperte. Quel bambino è nato il 12 ottobre 1999, la sua casa è una piccola città della Norvegia settentrionale di nome Bodø. È proprio in questo villaggio di pescatori che il giovane Hauge muove i suoi primi passi con il pallone tra i piedi. Inizia nel futsal, il calcio a cinque norvegese. Il ragazzo ha talento lo si intuisce fin da subito. A dodici anni passa al calcio a undici, lo fa con la squadra della città, il Bodø\Glimt.

Fa il suo esordio in prima squadra il 13 aprile 2016. In lingua norvegese “glimt” è sinonimo di fulmine, in effetti il suo è un debutto lampo: tripletta da subentrante nella vittoria per 0 a 6 sul campo del Fløya. In nazionale si ritrova a condividere lo spogliatoio con un ragazzotto più alto di lui e dalla presenza fisica devastante, si chiama Erling Haaland. Al mondiale Under 20 strapazzano l’Honduras, 12 a 0 recita impietoso il tabellino finale. Haaland ne fa 9 e il suo nome finisce sui taccuini di tutta Europa. Il ragazzo di Bødo ne segna soltanto uno e serve 4 assist, nessuno si accorge di lui. Prepotente uno, pungente quell’altro, tra i due è amore a prima vista, dialogano bene, c’è complicità e alchimia.

Nelle favole il momento della svolta non arriva mai subito, si fa attendere. Tempo al tempo. Il ragazzo aspetta e poi, il 24 settembre 2020, intuisce che la cornice è quella giusta. San Siro è un gigante silenzio quella sera. Il Milan è più forte, sono i rossoneri a passare il terzo turno di Europa League ma, questa volta, il suo nome finisce dritto sul taccuino di Paolo Maldini. Prima serve l’assist del momentaneo 1 a 0 superando con facilità Franck Kessié e poi segna spaccando la porta con un siluro da 20 metri. Quando parte non lo prendi. Non è tipo da moine buone solo per i fotografi. Lui ha sangue vichingo, freddo e glaciale. Ti punta, una finta e via, è già davanti al portiere. Letale negli ultimi 25 metri. Il Milan è stregato, decide di acquistarlo per 5 milioni di euro.

In Europa, contro il Celtic Glasgow, gli bastano pochi minuti, stoppa il pallone e taglia la difesa avversaria centralmente. A Napoli detta il passaggio in profondità aggredendo lo spazio alle spalle del terzino. Rallenta un poco quando si vede fronteggiato da un difensore esperto come Kostas Manolas. Finta di andare sul destro, poi veloce a sinistra con un rapido doppio passo. Alex Meret prova l’uscita disperata ma non può nulla, tre punti in cassaforte per i rossoneri. Mentre segna il suo primo goal in serie A, tremila chilometri più a nord in una piccola città di pescatori, il Bødo\Glimt festeggia il suo primo storico scudetto. Alle volte, non serve molta immaginazione per raccontare una bella favola.

Troverà più spazio nelle prossime uscite stagionali con Rafael Leao e Zlatan Ibrahimovic fermi ai box per infortunio. Le settimane che verranno ci diranno se il ragazzo biondo venuto dalla Norvegia potrà essere un nuovo principe azzurro alla corte di Stefano Pioli.

“…og de levde alle lykkelig”. Che diavolo di favola.

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